Presentazione:  

PERCHÉ UNA MOSTRA
Le mostre sono parte viva di ogni cultura. Nell'era dell'immagine la mostra raggiunge forse il suo più alto livello di fascino e attrazione.
Tante persone infatti intraprendono anche un viaggio in aereo per visitare una mostra, perché essa offre direttamente al visitatore la realtà delle cose e il loro significato.
Ogni mostra è anche misteriosa perché si carica di tanto significato che le brevi didascalie non sono in grado di svelare. Se la visita è guidata il visitatore raggiunge un buon grado di appagamento. Vedere una mostra infatti è più che leggere un libro, perché essa è normalmente la sintesi visualizzata di molti libri.

PERCHÉ QUESTA MOSTRA
Le scoperte e i problemi sollevati dal telo di Torino sono sempre più sconcertanti e nello stesso tempo affascinanti.
Puoi infatti vedere scienziati freddi e impassibili, proprio come la scienza stessa richiede, accendersi improvvisamente e perdere la loro proverbiale glacialità, come è capitato al simposio di Parigi, 7-8 settembre 1989. L'uomo della Sindone non lascia indifferenti, sia che uno si trovi da una parte o dall'altra. Se poi ti prende non ti lascia più come ha detto lo stesso Minoli.
È giusto dare a tutti la comodità di confrontarsi con un "reperto archeologico" di eccezionale valore storico e scientifico (anche solo per la sua antichità) perché gli scienziati si arrabattano e annaspano in modo vivace e curioso, presentando a volte scoperte sensazionali. Quando ritengono di aver capito devono ricominciare.
Questa mostra si propone di rendere accessibile un argomento di grande interesse culturale, storico, religioso ad un maggiore numero di persone e in modo tale che possano rendersi conto "de visu" della portata di un oggetto apparentemente da sacrestia e lontano dalla loro esperienza. L'uomo della Sindone coinvolge e s'incunea nei problemi più scottanti della nostra esistenza: il difficile rapporto con Dio e con gli uomini, l'ingiustizia, il prevalere dell'uomo sull'uomo, il dolore, la sopraffazione, la morte come assenza di Dio e smarrimento dell'uomo. Può un uomo a dispetto di realtà dure e crudeli conservare la sua serenità, la sua innocenza, la sua dignità?
Osservate la maestosità del volto dell'uomo della Sindone pure nella sconfitta del suo destino.

PERCHÉ UN CATALOGO
Il visitatore, completata la sua visita a una mostra che lo abbia appagato nel suo desiderio di conoscere, che gli abbia dato luce e gioia interiore, può in certo qual modo portarsela con sè perché continui a parlargli e dargli fiducia di fronte agli smarrimenti dell'esistenza.

- GRUPPO BIBLICO "Astori" -

PIO XI: "Impressionante per noi per il ricordo del più bel volto che abbia dipinto, nell'Ultima Cena, Leonardo. È la stessa cosa: il volto dipinto da Leonardo ha gli occhi non chiusi ma coperti e tuttavia è un volto radioso.
Questa della Sindone è una bellezza impressionante nella sua magnifica solidità e solennità. C'è in quel volto qualcosa di veramente impressionante: una bellezza così virile, così robusta, così veramente divina, una serenità così triste, una tristezza dolorosamente serena, e soprattutto uno sguardo che non esiste, eppure sorprende: ci vede.
Non esiste perché le palpebre sono abbassate, tuttavia non è un volto cieco, ma pieno di luce, di sguardo nascosto che vi raggiunge pur dietro le palpebre".

PAOLO VI: "Pur riconoscendo la validità di tutte le prove scientifiche eseguite sulla Sindone per provarne la veridicità, la Chiesa la può indicare alla venerazione dei fedeli, ma non ne garantirà mai in prima persona l'autenticità. Raccolti d'intorno a così prezioso ricordo crescerà in noi tutti credenti o profani il fascino misterioso di Lui, e risuonerà nei nostri cuori il monito evangelico della sua voce, la quale ci invita a cercarLo poi là dove Egli ancora si nasconde e si lascia scoprire, amare e servire in umana figura".

G. TESTORI: "Forza di richiamo: una povera traccia che indica la vittoria sulla distruzione".


F. MAURIAC: "L'umanità di Cristo: il più bello dei figli degli uomini".

P. CLAUDEL: "La scoperta fotografica della Sindone di Torino è così grande per importanza che non esito a paragonarla ad una seconda risurrezione. È un'impronta, un'immagine che porta con sè la propria garanzia.
Più che un'immagine è una presenza! Più che una speranza è una fotografia, qualcosa di impresso e di inalterabile. Noi siamo in possesso della fotografia del Cristo.
Eccolo! È lui. È il suo volto! Quel volto che tanti santi e profeti si sono consumati dal desiderio di contemplare, secondo la parola del salmo: "il mio volto ti ha cercato: Signore, cercherò il tuo volto".
Noi stiamo davanti a parole da decifrare riga per riga: qui c'è tutta la passione contemporaneamente svelata ai nostri occhi... questo guscio svuotato come da una spoglia di insetto dopo la muta... Una forza è scaturita da Lui e ha lasciato questa traccia prodigiosa".

GIOVANNI ARPINO: "Tra le cose inconoscibili, la Sindone è assoluta. Più umana di noi, più inafferrabile di uno spirito, concreta come il pane, ma eterea come un sogno fanciullo. Palpabile, ma fuggitiva. Palpebra chiusa che ti guarda più di qualsiasi occhio fiammeggiante".