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Le Clarisse di Chambéry vengono ufficialmente e solennemente
incaricate di riparare la Sindone tra il 15 aprile e il 2 maggio
1534, antivigilia della festa annuale. Cuciscono la Sindone su tela
d'Olanda e poi 24 toppe a chiudere i fori prodotti dall'incendio.
Di questo rimane un lungo e interessante verbale:
Ci sembrava che la ferita al costato, la più
eloquente, quella del cuore, ci dicesse incessantemente queste parole:
"O vos omnes qui transitis per viam, attendite ed videte si
est dolor similis sicut dolor meus".
Vedevamo infatti, su questo grande quadro, delle sofferenze che
non si saprebbero mai immaginare. Ci vedemmo ancora le tracce di
un volto tutto lividi e tutto martoriato da colpi, il capo divino
trafitto da grosse spine da dove uscivano rivoli di sangue che colavano
sulla fronte e si dividevano in diversi rami rivestendolo della
più preziosa porpora del mondo.
Notavamo, sul lato sinistro della fronte, una goccia più
grande delle altre e più lunga, che serpeggiava come un'onda;
le sopracciglia apparivano ben delineate; gli occhi un po' meno;
il naso, la parte più prominente del volto, bene impresso;
la bocca ben atteggiata e piuttosto piccola; le guance gonfie e
sfigurate rivelavano che erano state crudelmente colpite, particolarmente
la destra; la barba non troppo lunga né troppo corta - alla
foggia dei Nazareni - la si vedeva rada in qualche punto perché
in parte l'avevano strappata per disprezzo e il sangue aveva incollato
il resto.
Poi vedemmo una lunga traccia che scende sul collo, che ci fece
credere che esso fosse stato legato con una catena di ferro durante
la cattura nell'Orto degli Ulivi poiché si vedeva tumefatto
in diversi punti come se fosse stato tirato e scosso; le lividure
dei colpi di flagello così fitte sul petto che a stento vi
si può trovare una zona della grandezza di una punta dì
spillo esente da colpì; esse si incrociano continuamente
e si estendono lungo tutto il corpo fino alla pianta dei piedi;
un grosso grumo di sangue segna le ferite ai piedi.
Dalla parte della mano destra, che è molto ben marcata e
incrociata sulla sinistra, della quale ricopre la ferita, i fori
dei chiodi sono nel mezzo delle mani, lunghe e belle, da dove serpeggia
un rivolo di sangue dall'altezza delle costole fino alle spalle;
le braccia alquanto lunghe e belle sono in tale posizione che lasciano
vedere l'intero ventre crudelmente dilaniato da colpì di
flagello; la piaga del divino costato appare di una larghezza sufficiente
a lasciar passare tre dita (circondata da una traccia di sangue
larga quattro dita) restringentesi dal basso, per la lunghezza di
circa mezzo piede.
Sulla seconda metà di questa santa Sindone che raffigura
la parte posteriore del corpo del nostro Salvatore, si vede la nuca
della testa trafitta da lunghe e grosse spine che sono così
fitte da lasciare intendere che la corona era fatta a casco e non
a forma di cerchio come quelle dei principi e come la rappresentano
i pittori; se la si osserva attentamente, si vede la nuca più
straziata del resto e le spine conficcate più profondamente,
con grosse gocce di sangue coagulato tra i capelli che sono completamente
insanguinati; le tracce di sangue sotto la nuca sono più
grosse e più visibili poiché i bastoni coi quali battevano
sulla corona facevano penetrare le spine fino al cervello, tanto
che avendo sofferto ferite mortali fu un miracolo che Egli non morisse
sotto i colpì; esse altresì si riaprirono per lo scossone
della croce quando la misero nella buca e, prima ancora, allorquando
lo fecero cadere sulla croce per inchiodarvelo; le spalle sono interamente
straziate e tempestate di colpi di flagello che sì estendono
dappertutto.
Le gocce di sangue appaiono larghe come foglie di maggiorana; in
parecchi punti ci sono grosse lacerazioni a causa dei colpi che
gli diedero; nel mezzo del corpo si notano i segni della catena
di ferro che lo legava così strettamente alla colonna che
esso appare tutto insanguinato; la diversità dei colpi indica
che si servirono di diverse specie di flagelli, come verghe di spine
attorcigliate, corde di ferro che lo dilaniarono tanto crudelmente
che guardando la Sindone dal di sotto, quando era distesa sulla
tela d'Olanda oppure sul telaio, vedevamo le piaghe come se guardassimo
attraverso un vetro.
Tutte le suore lo contemplarono molto attentamente con una consolazione
che non si può esprimere; vedevamo attraverso queste orme
divine come veramente egli era il più bello dei figli degli
uomini, conformemente alla profezia di Davide che l'aveva predetto
in uno dei suoi salmi.
È la prima descrizione dettagliata e minuziosa della Sindone.
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